Malattia coronarica stabile: il PCI non riduce il rischio di morte ed infarto miocardico quando aggiunto alla terapia medica ottimale

L’intervento coronarico per cutaneo ( PCI ) è efficace nel ridurre l’angina nei pazienti con malattia coronarica sintomatica e nel ridurre la mortalità nei pazienti con infarto miocardico acuto con sopraslivellamento ST e nei pazienti con sindrome conorariche acute senza sopraslivellamento ST ad alto rischio.

L’impiego dell’intervento coronarico percutaneo è stato esteso anche ai pazienti con malattia coronarica stabile, con l’obiettivo di ridurre successivi eventi cardiaci.

Nello studio COURAGE ( Clinical Outcomes Utilizing Revasculation and Aggressive Drug Evalutation ), i Ricercatori dei Veterans Affairs e dei Canadian Institutes iìof Health Research, hanno esaminato l’incidenza di infarto miocardico e di mortalità tra i pazienti sottoposti ad intervento coronarico percutaneo o a terapia medica ottimale.

A 4,6 anni la percentuale cumulativa di infarto miocardico e di morte è stata del 19% tra i pazienti sottoposti ad intervento PCI e del 18,5 % per i pazienti che hanno ricevuto terapia medica ottimale.
La percentuale di morte è stata approssimativamente dell’8% in entrambi i gruppi di studio.

La maggior parte dei pazienti aveva funzione ventricolare preservata e l’uso dei farmaci antiaggreganti piastrinici; statine, Ace inibitori, beta-bloccanti, era alto in entrambi i gruppi.

Nel corso di 4,6 anni, quasi il 33% dei pazienti sono passati dalla terapia medica ottimale alla rivascolarizzazione.

Tuttavia nello studio COURAGE, l’intervento PCI ha fallito nel ridurre i futuri eventi rispetto alla terapia medica ottimale nei pazienti con malattia coronarica stabile.

Le conclusioni dello studio COURAGE sono in linea con quelle di studi clinici di più piccole dimensioni che avevano coinvolto pazienti con malattia coronarica stabile, e non hanno mostrato nessuna riduzione di infarto miocardico e di morte con l’intervento PCI, ma una minore incidenza di angina.

Lo studio COURAGE porterà a cambiamenti nel trattamento dei pazienti con malattia coronarica stabile.
L’intervento PCI non ha mostrato di essere superiore alla terapia medica intensiva nel prevenire l’infarto miocardico e la morte nei pazienti, sintomatici ed asintomatici, con coronaropatia stabile.
In questi pazienti, la prevenzione secondaria si basa su farmaci ipolipemizzanti, su cambiamenti nello stile di vita, e sull’impiego di Acido Acetilsalicilico, beta-bloccanti, ed Ace inibitori. ( Xagena2007 )

Hochman JS, Steg PG, N Engl J Med 2007; Published online

Cardio2007



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